Questi alcuni dati tecnici che ne esaltano la grandezza:
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Ampiezza d'arco (luce): mt 231
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Altezza da fondo valle: mt 110
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Lunghezza sede stradale: mt 468,45
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L'arco, costituito da due semiarchi indipendenti, ha una struttura scatolare larga in chiave 10,50 m e alla base 25 m.
Il 12 Ottobre 2001 sono stati accesi i fari che illuminano il viadotto.
L'accensione è avvenuta alle 20.30 quando il presidente della Giunta regionale Giuseppe Chiaravalloti, il presidente dell'amministrazione provinciale Michele Traversa ed il sindaco Sergio Abramo hanno premuto un interruttore ed i fari hanno illuminato a giorno il grande arco del viadotto, che si è trasformato così in un ponte di luce tra le due sponde della valle della Fiumarella.
A quarant' anni dalla sua realizzazione il viadotto ha anche un nome: si chiama viadotto Fausto Bisantis.
La cerimonia d' intitolazione si è conclusa con la scopertura da parte del Ministro delegato ai Trasporti e alle Infrastrutture, Mario Tassone, di una targa benedetta dall'arcivescovo metropolita di Catanzaro mons. Antonio Cantisani.
Curiosità sul Ponte
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Anche questa spettacolare opera architettonica non si sottrae ad innumerevoli racconti che la vogliono protagonista di eventi soprannaturali…
Come il suo predecessore, il Ponte di Siano, il “nuovo” Ponte ha attirato a se moltissime anime in pena che hanno messo fine alla loro vita lanciandosi nel vuoto da quell’insuperabile altezza.
Il viadotto sulla Fiumarella è una delle più importanti realizzazioni di Riccardo Morandi - ingegnere e architetto (nato a Roma nel 1902 e scomparso nel 1989), un'opera ardita, riassunto delle soluzioni adottate in tanti lavori da uno dei più grandi strutturisti italiani, geniale interprete della tecnica del cemento armato precompresso.
Il viadotto ha un fratello gemello nel Katanga, tra Congo e Sudafrica, ma il Ponte sulla Fiumarella ha pure tre primati invidiabili: è il primo ponte ad arco in cemento armato nel mondo con una luce superiore ai 200 metri e che non ha ceduto all'atto del disarmo; è il secondo ponte ad arco del mondo per grado di luce dopo quello svedese; e ha avuto la centina, cioè l'ossatura resistente creata temporaneamente in calcestruzzo e tubi d'acciaio, che è una delle più alte del mondo, in quanto supera i 120 metri. Ombre, sul “ponte dei suicidi”, guardano giù dal “ponte maledetto”.
Troppo frequentemente viene riconosciuto, ricordato e citato solo come “il ponte dei suicidi”, capitolo tragico della sua storia, punteggiato da una lunga serie di salti nel vuoto e da innumerevoli tentativi di suicidio, sventati casualmente e fortunosamente, all’ultimo minuto. Depressione, squilibri, nevrosi latenti, lucida determinazione, ultima spiaggia: in molti casi il viadotto sulla Fiumarella ha offerto, suo malgrado, la soluzione finale. Il così triste titolo di “Ponte maledetto”, che fu prima ancora dell’altro, poco distante, Ponte di Siano, ha passato lo scettro. Nonostante la recinzione del viadotto Morandi sia stata alzata proprio per evitare i suicidi, purtroppo, in alcuni precisi punti, non è difficile scavalcarla.
Le cronache cittadine riportano dati confusi: forse 16, qualcuno dice 18, altri asseriscono con certezza che il numero sia superiore a 20, solo negli ultimi anni. Sicuramente tanti, troppi. Si dovrebbe fare di tutto per trovare una soluzione ed impedire o, quanto meno, rendere più difficili questi voli verso una morte certa! Molti sono i testimoni, soprattutto tra i giovani catanzaresi, i quali affermano che, passando sul “ponte maledetto” di notte, vedono, circa a metà del percorso, delle ombre scure o persone ferme in quel punto, spesso nell’atto di guardare giù. Naturalmente, vista l’ora tarda, incuriositi e insospettiti dalla presenza sul posto di qualcuno, pur se solo di passaggio con la macchina, i guidatori, un attimo dopo, guardano nello specchietto retrovisore per controllare se l’ombra è ancora lì ma, sistematicamente, non vedono più nulla! Allucinazioni o presenze spiritiche?
Forse è ormai solo una “leggenda metropolitana”, ma è certo che troppe sono le anime che avrebbero voluto avere le ali per tornare indietro e non ripetere quel volo senza ritorno.