Valli Cupe, “lo scontro politico rischia di trasformare il sogno di una comunità in un incubo”

Catanzaro, Venerdì 19 Maggio 2017 - 17:12 di Redazione

Le polemiche sulla vicenda della gestione della Riserva Valli Cupe preoccupano seriamente  Legambiente Calabria che è intervenuta in merito alla questione. “Si rischia di trasformare una storia positiva – afferma l’Associazione ambientalista -, nella solita bega politica”. In Calabria può accadere: le Valli Cupe ne sono un esempio lampante. “Occorre evitare che il sogno coltivato per anni dai soci della Cooperativa ‘Segreti Mediterranei’ si trasformi in un incubo. E’ un grave errore lasciare che il positivo clima di collaborazione tra le forze politiche che hanno approvato la legge regionale il 27 dicembre 2016, lasci il passo alle rivendicazioni gestionali. Crediamo sia legittimo che il comune di Zagarise, pur tardivamente, voglia avere voce nella Riserva, visto che una parte di essa ricade nel suo territorio. Ma non è intervenendo sulla governance della Riserva che ciò può accadere, bensì attivando gli strumenti della partecipazione, previsti nella legislazione vigente. E avendo ben chiaro che la Riserva e la sua mission sono state poste dal Comune di Sersale, con un procedimento ad evidenza pubblica, nelle mani del suo direttore, il botanico Carmine Lupia - le cui competenze sono riconosciute ed indiscusse. Voler rimettere tutto in discussione, dopo che l’iter seguito per istituire la Riserva è stato chiaro, partecipato e legittimo, sarebbe una iattura”.

Legambiente Calabria tiene a sottolineare che, “contrariamente a quanto si era ipotizzato nella scorsa legislatura quando la legge è rimasta al palo, questa volta si è scartata l’idea di istituire il Parco delle Valli Cupe, proprio perché la Riserva è uno strumento più agile e meno gravoso dal punto di vista burocratico e funzionale e permette di operare per la conservazione della biodiversità senza appesantire il lavoro di valorizzazione fin qui svolto egregiamente”. “Riteniamo che sia normale – dice ancora Legambiente Calabria - che vengano ascoltate le richieste del comune di Zagarise, ma è profondamente sbagliato che si cambi idea, rispetto a quanto già condiviso e sottoscritto, di affidare al solo comune di Sersale la gestione della Riserva. Nessuno avrebbe gridato allo scandalo se il comune di Zagarise avesse fatto notare che un conto è individuare un comune capofila - quale responsabile della gestione, altra cosa è trovare un luogo comune dove decidere assieme come attuare le strategie per la gestione della Riserva individuate nella legge istitutiva. Attraverso il Regolamento, lo Statuto, il Piano di Assetto, il bilancio ed altro, tutto ciò si può fare e tutto ciò necessita della concertazione tra la Direzione della Riserva ed i due Comuni. Purtroppo, invece di dialogare con spirito costruttivo si è ritenuto di utilizzare altre strade che hanno, queste sì, provocato diffidenza e persino una frattura grave tra i due Comuni”. “Appena approvata la legge, infatti, - continua l’Associazione del Cigno Verde - si è subito chiesto al Governo di impugnarla e per tutta risposta, nella seduta del 23 febbraio, il Consiglio dei Ministri ha rigettato l’impugnativa non ritenendo la norma lesiva di altre leggi nazionali. Si è chiesto alla Commissione ambiente della Regione Calabria di riaprire l’istruttoria sulle Valli Cupe, adducendo la illegittimità della norma approvata dal Consiglio regionale, ma la richiesta è stata rigettata poiché la legge approvata è pienamente legittima. Infine, la Giunta regionale ha ritenuto di predisporre un nuovo provvedimento per le Valli Cupe che sancisse la nascita di un consorzio tra i due Comuni per la gestione della Riserva.

E’ evidente il potenziale conflitto tra Giunta e Consiglio e, nel contempo, l’impraticabilità tecnico-giuridica della proposta della Giunta, poiché la possibilità di istituire consorzi tra enti locali è stata cancellata dal legislatore ordinario”. Diversi gli interrogativi di Legambiente Calabria: “Si poteva fare meglio? Si poteva evitare una tempesta in un bicchier d’acqua? Certamente sì, ma serviva buon senso e la volontà di fermare gli estremisti del conflitto”.  Se si vuole il sogno e non l’incubo, occorre sgombrare il campo da ogni argomentazione pseudogiuridica e ribadire i punti cardini del percorso legislativo fin qui seguito in piena legittimità: La Legge n. 41/2016 ha rispettato il principio della partecipazione di tutti gli enti locali al procedimento di istituzione della Riserva, tant’è che anche il comune di Zagarise ha sottoscritto i verbali delle conferenze di servizio durante l’iter svolto dalla Commissione ambiente della Regione Calabria di concerto con il Dipartimento Ambiente; La Legge n. 41/2016 rispetta il principio di partecipazione degli enti locali interessati alla gestione dell’area protetta, poiché individua uno dei due Comuni quale capofila e responsabile della gestione. Non esiste l’obbligo che tutti gli enti locali interessati da un’area protetta debbano essere coinvolti nella gestione, basta individuare una rappresentanza come avviene per gli enti Parco dove, a fronte di un numero considerevole di comuni, solo alcuni siedono nel consiglio direttivo.

Ad esempio nel Consiglio direttivo del Parco nazionale della Sila, a fronte di 21 comuni dell’area protetta solo 4 siedono nel consiglio direttivo. La legge sulle aree protette della Regione Calabria (n. 10/2003) non prevede l’obbligatorietà di un consorzio per la gestione di una Riserva, ma al comma 10 dell’art. 6 indica diverse possibilità, tra cui anche di affidarne la gestione a istituzioni scientifiche o associazioni ambientaliste. Il Consiglio Regionale attraverso la Legge n. 41/2006, individua il comune di Sersale come soggetto gestore della Riserva, scelta compiuta tra le diverse opzioni previste dalla Legge regionale n. 10/2003. Si tratta perciò di una scelta legittima, e sebbene non si tratti dell’unica opzione possibile, questa è stata attuata attraverso una Legge regionale. Non è vero che tutte le Riserve sono gestite da enti locali; infatti, la gestione delle Riserve di Tarsia e della Foce del Crati è affidata a una associazione ambientalista. Lo stesso accade in Sicilia, dove le oltre 70 Riserve regionali sono gestite per la gran parte dalle associazioni ambientaliste, ma in Italia esistono altri casi di affidamento delle Riserve alle Università, Enti di ricerca e Fondazioni private. In nessuno di questi casi si è violata la potestà ed i diritti degli Enti locali interessati.

“Siamo consapevoli – dice Legambiente Calabria - che quanto accaduto abbia creato amarezza in molti, ed in particolare tra i giovani soci della cooperativa “Segreti Mediterranei”. Una maggiore serenità nel valutare le cose avrebbe, magari, consigliato di usare argomenti e toni più consoni alle istituzioni coinvolte che hanno l’obbligo di abbattere il muro di incomunicabilità che si è costruito. Bisogna abbattere le incomprensioni nella chiarezza e rivendicando le scelte fatte, pur tenendo conto delle richieste che possono giungere anche in ritardo e in tal senso non c’è alcun pregiudizio da parte della direzione della Riserva.

Naturalmente, senza tornare indietro o pasticciare, provocando ulteriore confusione. Per accogliere queste richieste, a nostro avviso, non è necessaria nessuna altra legge, basta adattare quelle che già abbiamo creando un luogo di condivisione”. E da qui la proposta di Legambiente Calabria: “Si potrebbe creare un comitato tecnico per la Riserva prevedendolo nel Regolamento e che dovrà essere successivamente approvato dalla Regione stessa, in cui i due Comuni e altri eventuali soggetti, potranno dare il loro contributo. Si tratta di uno strumento di partecipazione che non metta in discussione una realtà agile come la Riserva, ma che ne rafforzi l’indirizzo strategico affinchè le potenzialità delle Valli Cupe siano tutte dispiegate. Per noi, le Valli Cupe, non sono solo un luogo magico, ma devono diventare un esempio della Calabria che raccoglie tutte le opportunità che vengono offerte, un luogo in cui il valore della conservazione della natura e le potenzialità turistiche di questo luogo siano colte dalle popolazioni locali per diventare nuove opportunità di sviluppo economico locale sostenibile”.  



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