In mostra al Marca le opere di Giangrande, Ninni e Moscariello per "FRG - Residenze d'Artista"

Catanzaro, Lunedì 17 Settembre 2018 - 12:12 di Redazione

“Long way home”, “Il Giardino della fenice” e “Paesaggio temporaneo”: sono queste le tre opere prodotte da Michele Giangrande, Luca Moscariello e Livio Ninni, i primi tre artisti “in residenza” a Catanzaro, presentate al grande pubblico in occasione del vernissage di "Building Body", personale di Davide Balliano.

Nell’ambito del progetto Glocal, organizzato dalla Fondazione Rocco Guglielmo, è nata infatti la prima “Residenza d’artista”, rivolta ai giovani creativi italiani under 40.

Tre opere, tre giovani artisti ed una “mission” comune: produrre un’opera ciascuno capace di restituire alla città di Catanzaro una visione inedita, rielaborandone luoghi identitari, relazionali, storici, che possano “trattenere” e al contempo integrare, fuggendo da consumazioni di superficie e da circolazioni accelerate.  

Ecco allora l’idea di un ponte in marmo lapideo che congiunge virtualmente -dopo i recenti fatti di cronaca- le città di Catanzaro e Genova; un giardino onirico popolato da rigogliosa flora e fauna strabiliante, che vuol richiamare alcuni scorci silani inesplorati; ed ancora le architetture fitte dei vichi di Catanzaro in dialogo con il verde incontaminato della Sila.

In sinergia con la Provincia di Catanzaro, il Museo Marca, “SetUp Contemporary Art Fair” di Bologna e “Without Frontiers – Lunetta a Colori” di Mantova, i tre artisti, superata una prima selezione online a cura di una commissione di esperti (composta per questa prima edizione da Rocco Guglielmo, Simona Caramia, Simona Gavioli, Giorgio de Finis e Domenico Piraina), sono stati ospiti per 15 giorni in città dalla Fondazione Rocco Guglielmo ed hanno lavorato presso gli spazi del Musmi, a stretto dialogo con la natura del Parco della Biodiversità.

Ma andiamo alle opere, ad oggi esposte presso il Marca e poste in dialogo con la collezione permanente del Museo.

“Long way home” richiama formalmente l'immagine di un ponte, elemento di congiunzione tra due poli. Realizzata non a caso in marmo lapideo, ha sulle estremità delle coordinate geografiche, in bronzo, che permettono di collocarla in uno spazio-tempo ben definiti. Da un lato Catanzaro, dall'altro Genova, città unite metaforicamente - nella realtà e nella visione dell'artista - dal viadotto progettato dall'ingegnere Riccardo Morandi. Già simbolo dell'attraversamento, il ponte si fa emblema, complice la cronaca attuale, del passaggio da questo all’altro mondo. Un monito, un sacro altare al cui cospetto resta solo la riflessione sul nostro tempo e sul nostro “cammino”, un'opera universale la cui comunicazione globale è veicolata dall'uso dei numeri, comprensibili ad di là di qualunque lingua particolare.

Giangrande invita contestualmente alla condivisione nella fruizione, giacché per fruire correttamente Long way home ci si deve porre alle due estremità, ritrovandosi di fatto di fronte all’altro. Si rinnova così l'idea della congiunzione, attraverso un contatto visivo e concettuale, che è allo stesso tempo intimo e contemplativo, poiché la visione dall'alto echeggia i momenti di preghiera al cospetto delle lapidi funebri.

Long way home fa riferimento in senso letterale all'attraversamento - in questo caso di un ponte -, al percorso da compiere per tornare a "casa", intesa nelle sue molteplici declinazioni, e soprattutto alla strada da percorrere per conquistare “la sicurezza” non solo strutturale di ciò che costruiamo e di cui siamo artefici, ma anche sociale, politica ed economica.

“Il Giardino della Fenice” è, invece, uno scorcio visionario della Sila, incorniciato dai monti che custodiscono e proteggono uno scenario rigoglioso di fauna e di flora proliferanti. è un "locus amoenus", in cui la rappresentazione mimetica lascia posto all'onirico, al surreale, ad un “erbario sinantropico” in cui la natura esplode in una miriade di colori.

Quasi al pari di una fortezza apparentemente inaccessibile all’uomo, la natura si finge inespugnabile per preservare la propria magia e al contempo per celarne l’idillio. Nell'ipervisività del paesaggio incontaminato di Moscariello si nascondono la mutevolezza e le infinite sfaccettature del reale. In un apparente immobilismo, si rivela un ecosistema troppo fragile, in cui l'uomo non è contemplato come soggetto, bensì come fruitore al di là del quadro, il cui atto di riflessione deve essere inteso come scelta etica di tutela del mondo naturale.

“Paesaggio temporaneo” è, infine, una restituzione in immagine della città di Catanzaro, analizzata in relazione alla sua struttura architettonica, alla sua ubicazione geografica, alla sua storia culturale, ricca di tradizioni, dunque al suo paesaggio urbano, umano e naturalistico.

L'opera  ambisce a catturare le trasformazioni del capoluogo calabrese nel corso del tempo, attraverso la catalogazione fotografica e il successivo uso della pittura: il dittico si pone alla stregua di un’immensa enciclopedia, in cui natura e cultura si incrociano, senza sovrapporsi. Da un lato i quartieri del borgo, addizionati in una visione unica; dall'altra la natura incontaminata e, a tratti, impervia della Sila, con la sua varietà di colori brillanti e di profumi profumi intensi. Nell'opera le fotografie sono state applicate su supporti in legno, attraverso una particolare tecnica di trasferimento dell’immagine.

Ogni scatto, estrapolato dal singolo contesto di riferimento, è stato scomposto e riassemblato, arricchito ulteriormente da linee e forme grafiche, per creare un legame tra l’architettura e il senso prospettico dei luoghi.

Il trasferimento dell'immagine per l'artista, lungi dall'essere un mero procedimento meccanico, vuole suscitare nel pubblico una percezione partecipata e  sinestetica, che renda possibile il contatto con l’essenza stessa del luogo, in uno scambio continuo fra immagine, materia e tempo.  E difatti l'opera rivela il fluire del tempo, visibile sul paesaggio della quotidianità, che giorno dopo giorno si modifica sotto i nostri occhi.  

Sarà possibile visitare l’esposizione al Marca fino a gennaio 2019.

 

Anna Trapasso

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