Prima mostra personale dell'artista Tommaso Palaia, giovane promessa dell'Accademia di Belle Arti

Catanzaro, Martedì 12 Giugno 2018 - 20:02 di Redazione

Qual è il tempo dell’universo? E qual è la natura del tempo? Per immaginare la vita del cosmo ricorriamo al concetto del tempo, sebbene appaia sempre più un’illusione; una tenace illusione evocativa, ma non necessaria poiché per i fisici il tempo assoluto ed universale non esiste. Quella relativa linea temporale di cui Einstein teneva le fila, mantenendo idealmente distinti presente, passato e futuro, viene scardinata dalla fisica moderna. Il tempo scompare e al suo posto resta il dispiegamento di atomi di spazio, resta il loro posizionamento nello spazio; resta la sensazione empirica che attraverso il movimento si srotoli il tempo, perlopiù soggettivo, della vita di ognuno. Se il passato non è più, se il presente si dissolve nel passato, poiché impossibile dilatare o fissare l’istante attuale, se il futuro non è ancora, allora il tempo è un miraggio, ma un miraggio dinamico che modifica ed influenza l’essere dell’uomo. Il tempo è un’estensione soggettiva dell’animo. Passato, presente e futuro sono concetti ingannevoli, proprietà emergenti ed irreversibili degli stati di percezione dell’uomo che non riesce a pensarsi se non calato nel Tempo Universale. Queste le osservazioni da cui parte Limite-Illimitato, prima mostra personale di Tommaso Palaia, a cura di 4Culture srl, che si inaugurerà il prossimo 15 giugno presso il Museo Archeologico e Numismatico Provinciale di Catanzaro.   L'esposizione gioca su questa ambivalenza: a cavallo tra intuizione e verità, le opere di Palaia tracciano una grande mappa del tempo che ha come sfondo l’universo e le trasformazioni degli oggetti al suo interno. Le trasformazioni del cosmo, impercettibili per l’occhio umano, si traducono per l’uomo in un dinamismo emotivo, che si esplica nella memoria del passato, nell’attenzione al presente e nell’attesa del futuro. Oggettività della scienza e percezione particolare sono strettamente saldate, entrambe verosimili, equiparate - o equiparabili - nella loro fondatezza plausibile e nella rispettiva influenza sull’uomo, tali che l’una sia il presupposto e la sostanza dell’altra. Tali che sia possibile riscontrare nelle leggi dell’Universo il rispecchiamento della vita quotidiana. L’universo diventa così un concetto Limite-Illimitato, che irrompe in ogni “atomo del reale” e che diventa la misura di ogni conoscenza. Le opere in mostra recuperano la relazione con il luogo, ovvero con la stratificazione del passato, propria dell’archeologia, focalizzandosi sull’espressione del ricordo personale e soggettivo, che si trasforma, in seconda istanza, in memoria condivisa. Il passato sopito diventa un’ulteriore stratificazione che prende forma attraverso degli oggetti di recupero, rimodulati attraverso la luce e le mappe, le due cifre stilistiche del lavoro di Palaia. Un giradischi suona il ritmo dell’universo, a tale ritmo si accosta l’inesorabile andamento della vita universale. Si dipana un tempo che si autoproclama soggettivo, nonostante la presenza degli orologi, che scandiscono un hic et nunc particolare. Elemento centrale di questo percorso è un buco nero, che fuoriesce da una valigia, elemento che allude alla soggettività della dimensione temporale, ma anche momento di congiunzione tra due realtà parallele, due temporalità distinte, che potrebbero essere moltiplicate all’infinito, assorbite nell’Orizzonte degli Eventi.   Per l'occasione sarà prodotto un catalogo con apparato biografico e testi esplicativi di Simona Cristofaro ed Antonio Vatrano (4Culture srl) e Simona Caramia (curatore).

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