“Il Corpo nella demenza alla Ubik”: verso un cambiamento nella cultura della cura

Catanzaro, Sabato 07 Aprile 2018 - 13:54 di Redazione

Un incontro ricco di spunti per un percorso di cambiamento della cultura della cura, quello che si è svolto ieri pomeriggio, venerdì 6 aprile alla libreria Ubik di Catanzaro Lido. L’incontro, che è stato fortemente voluto dalla presidente dell’associazione “Spazi e … note di conversazione”, Angela Palaia, ha visto il volume “Il Corpo nella Demenza” (Maggioli Sanità, 2017), scritto da Elena Sodano, ideatrice del metodo Teci e responsabile del Centro Diurno Spazio Al.Pa.De. di Catanzaro, gestito dall’associazione Ra.Gi. Onlus, confrontarsi con le relazioni di illustri ospiti come il dottore Giovanni Frontera, Dirigente I Livello della Unità Operativa di Neurologia presso l’Azienda Ospedaliera Pugliese Ciaccio di Catanzaro e Responsabile del Centro Unità Valutazione Alzheimer e il Professore Ulderico Nisticò, intellettuale calabrese di spessore, che ha relazionato sul concetto di Memoria. A moderare l’incontro, sponsorizzato da Acqua Calabria, la dottoressa Stella Feroleto. L’associazione “Spazie e… Note di Conversazione”, che lavora da anni a tutela dei più deboli, soprattutto nei reparti ospedalieri, ha voluto promuovere un’iniziativa che guarda verso un cambiamento nella cultura della cura di malattie complesse come le demenze. Un cambiamento che è necessario, anzi impellente perché, come ha evidenziato Elena Sodano «dal momento della diagnosi, i malati di demenza e le loro famiglie si ritrovano soli a gestire una malattia, per molti versi, sconosciuta. Gli stigmi nei confronti di queste patologie sono ancora molto forti e costringono all’isolamento. I pazienti divengono motivo di vergogna e vengono isolati in casa o rinchiusi in strutture dove vengono privati della loro dignità. Tutto questo è inaccettabile – ha proseguito la Sodano – e noi ci spendiamo sul territorio ormai da dieci anni per contrastare questa situazione. Nel 2008 è nato il nostro Spazio Al.Pa.De. ed è stato attivato il primo Alzheimer Café, incontri di supporto psicologico alle famiglie che ancora svolgiamo mensilmente a titolo gratuito. Il bisogno di servizi sul territorio era così impellente che abbiamo continuato anche come volontari per un periodo. Non ci siamo mai arresi ed oggi gestiamo un Centro Diurno, nato senza alcun finanziamento pubblico, autorizzato dalla Regione Calabria, unico nella regione e unico anche a livello nazionale per l’applicazione del metodo Teci da me ideato dopo anni di studi ed esperienze sul campo e mirato al risveglio della memoria corporea dei pazienti affetti da demenze. Come descritto nel volume “Il Corpo nella Demenza”, la Teci “costruisce ponti di comunicazione” con persone che hanno perso la facoltà di comunicare in modo convenzionale, ma sono ancora con noi. C’è una vita da vivere anche dopo la diagnosi di demenze e noi andremo avanti senza sosta per affermare questo principio. Nel mese di maggio – ha proseguito Elena Sodano -  a Cicala daremo vita ad un ambizioso progetto che è unico a livello Europeo ed ha il sostegno della Federazione Italiana Alzheimer. Nel piccolo borgo della presila, non solo verrà aperto un altro Centro Diurno specifico per le malattie neurodegenerative, ma verrà attuato il progetto Dementia Friendly Community Italia (Comunità Amica delle Demenze Italia), questo significa che a Cicala, ogni spazio pubblico o esercizio commerciale sarà pronto ad accogliere i malati di demenze, ai quali finalmente verrà restituito il diritto ad una vita piena e degna di essere vissuta». I concetti espressi da Elena Sodano hanno trovato la piena approvazione dei relatori e del pubblico in sala. Il dottore Frontera, oltre a relazionare sull’analisi scientifica delle demenze, si è anche soffermato sulla valenza delle terapie non farmacologiche e non solo. Infatti, su proposta della presidente Angela Palaia, ha anche accennato alla possibilità di applicare il metodo Teci all'interno del reparto di Neurologia dell'Ospedale Pugliese, in quanto «associare l’uso dei farmaci a quello delle terapie non farmacologiche non solo è possibile, ma risulterebbe più efficace nella cura delle demenze», ha affermato. Durante il dibattito scaturito con il pubblico presente, l’intervento della dottoressa Elena Bova, ha evidenziato la necessità incombente «di una rete tra associazioni ed  istituzioni al fine di dare risposte concrete alle famiglie e ai malati affetti da demenze, per i quali non ci sono cure risolutive, nonostante i progressi della genetica. E laddove le istituzioni non riescono a gestire la problematica, dovrebbero delegare e dovrebbero altresì convogliare le risorse verso il supporto alle terapie non farmacologiche – ha concluso la dottoressa – le uniche che allo stato attuale riescono a farsi carico in modo concreto del trattamento delle demenze».          



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