CEILINGS: avviate con successo tutte le attività

Catanzaro, Sabato 31 Marzo 2018 - 19:39 di Redazione

In questi giorni avrete sen'altro sentito parlare o letto di Ceilings. Manifesto dalla grafica accattivante (progetto grafico di Tommaso Palaia), Ceilings è un progetto promosso dall'Accademia di Belle Arti di Catanzaro e finanziato dalla Regione Calabria, curato da Simona Caramia, con una programmazione variegata e ben strutturata.

Per i non addetti ai lavori, per chi tra i nostri lettori non pratica i corridoi dell'Accademia o non si interessa di Arte contemporanea, comprendere Ceilings non è probabilmente così immediato, ma i risvolti di questo progetto sono destinati a tutti -proprio tutti-, anche appunto a chi non vive d'arte.

Il fine ultimo di Ceilings è quello di mettere in rete i musei calabresi con una serie di interventi, installazioni, laboratori, ed un forum permanente di discussione, che permettano tanto all'appassionato quanto al mero visitatore casuale di seguire un percorso artistico strutturato secondo un preciso fil rouge. 

Il progetto ha finora coinvolto il Museo MARCA di Catanzaro, il Museo dei Brettii e degli Enotri di Cosenza, il Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide di Sibari, il Museo Nazionale Archeologico di Vibo Valentia, il Museo Archeologico dell'Antica Kaulon Monasterace, l'Antiquarium di Cropani e l'Antiquarium di Tiriolo, nella prospettiva concreta di un potenziamento della rete museale volto a gestire e rilanciare l’offerta culturale, e collocare la Calabria tra gli itinerari turistici nazionali ed internazionali.

Solo coltivando gli obbiettivi "in rete", di fatti, di può pensare di rendere produttivo un importante settore della cultura locale, attraverso un piano economico che valorizzi i numerosi musei in un valido e ragionato piano che preveda interventi a beneficio del territorio, in campo economico e socio-culturale. Inoltre il progetto permette il confronto e lo scambio di esperienze, di coordinare la promozione delle attività comuni, di incentivare, di valutare le possibilità di sviluppo e di collocazione in più ampi circuiti culturali e turistici.

Diviso in tre sezioni, Ceilings. Musei in Rete, a cura di Simona Caramia; Ceilings. Collezioni e Pubblico a cura di Maria Saveria Ruga; Ceilings. Medea a cura di Giovanni Carpanzano, in questa settimana Ceilings ha dato avvio ai lavori istituendo il forum permanente di dialogo sul tema Collezioni e pubblico ed iniziando le installazioni d'artista ed i laboratori diretti agli studenti. 

Tra i primi frutti di questo imponente progetto, è stato già installato presso il MARCA "Alias Nessuno" di Alex Pinna, un esile personaggio che si cala da una trave ancorata al soffitto dell'ingresso del Museo, che vive di un precario equilibrio fatto di tensioni muscolari. L'opera posta è in dialogo con le sculture di Francesco Jerace.  

Di seguito, il diario delle attività svolte finora. 

26 marzo: Si è svolto in ABA un workshop dal titolo Ambienti immersivi. Quando l'opera diventa totale, di Veronica Montanino, con l'intervento di Claudio Cosentino (docente di Scenografia e Modellazione 3D), in collaborazione con Ilaria Cascardo e Gregorio Mercurio, rivolto agli allievi dell'Isituzione. Gli studenti sono stati chiamati a confronarsi con la ricerca affascinante di Montanino che da anni si sofferma sulla forza espressiva del colore. Un colore pieno, vibrante che si fa pelle e corpo dei luoghi, spazi in cui il fruitore si perde in una sinestesia percettiva. In quest'occasione oltre al colore, alla pittura germinante e materica, si accosta la modellazione 3D delle forme ideate dall'artista. Tali forme realizzate bidimensionalmente e tridimensionalmente sono il light motiv di Bombina Cafè, al MARCA, intervento che ancora una volta scardina la staticità dell'istituzione museale, che diventa spazio brulicante di vita, che apre nuove prospettive interpretative teoriche e pratiche; prospettive che determinano “ricadute” preponderanti nella fruizione del museo da parte del pubblico. Bombina Cafè rende possibile immaginare un'opera d'arte totale.  

27 marzo: Presso il Museo Archeologico di Vibo Valentia sono stati presentati i progetti di Caterina Arcuri (per lo stesso Museo) e Giuseppe Spatola (per il Museo Archeologico della Sibaritide), alla presenza della Direttrice del Museo Adele Bonofiglio.  

Spatola realizza due Kuros, due sculture votive, due giovani uomini nel loro pieno sviluppo, come vuole la tradizione greca, ma a metà strada tra uomo e animale. Attravverso la rivisitazione dell'artista le due statue hanno busto umano, ma testa taurina l'uno e di cavallo l'altro. Custoditi in edicole votive dalle alte guglie, i due Kuros rapresentano un ibrido. È forte l'immagine del mito, che da sempre caratterizza la ricerca dell'artista e che accompagna storicamente la figure del toro e del cavallo. Le forme anatomiche abbozzate, dalle quali si evidenzia la tensione muscolare umana, si scontra con la perfezione anatomica dei crani. Le due figure, immobili, "chiuse", composte, solenni, austere, trasmettono un senso di dignità e sacralità. Totalmente bianche le due sculture invocano da un lato una riflessionese sugli archetipi, sul mito, sulla sacralità che nel mondo antico era riservata agli animali, dall'altro alludono al contemporaneo, attraverso la pratica artistica di Spatola che introduce elementi stranianti (oggetti comuni, spesso tagliati e manipolati ulteriormente in fase di realizzazione dell'opera). Il mito d'oggi si incontra così con una riflessione sul rapporto tra uomo ed animali ai nostri giorni, su cui il "bianco unificatore" vince su tutto ed impone la propria forza espressiva.  

Arcuri si pone in relazione con la collezione del Museo, in particolare con il reperto della Laminetta funebre. Il progetto affronta dunque il tema del viaggio, dell'attraversamento, indagati come condizioni esistenziali di continua ricerca, di incontro senza fine, evocati nelle molteplici implicazioni individuali e collettive. Il viaggio di Arcuri ammalia, conducendo lontano dai confini del corpo, dai limiti del pensiero e della conoscenza, lontano da tutto ciò che è “approdo sicuro”. Lapsus Temporis consta nell'installazione di due gruppi di foglie, o barche, che trasportate dolcemente dalla corrente, percorrono distanze potenzialmente infinite, andando verso un oltre imperscrutabile. L'opera è emblema di un viaggio composto, rigoroso - il rigore caratterizza tutta la ricerca di Arcuri -, compiuto nel tempo e al di fuori di esso, giacché l'esito del viaggio sfugge, come dato certo ed oggettivo, alla vista dell'osservatore; né tanto meno si pone come prerogativa prima dell'artista. Le due installazioni saranno apertura e chiusura del percorso espositivo del Museo: partendo dalla sospensione di un gruppo di elementi di ceramica bianca collocati al primo piano, in dialogo con i ritrovamenti di anfore ed ancore antiche, il fruitore vive la dimensione della ciclicità - già suggerita dallo stesso percorso museale -, per giungere al piano terra ad interagire con un secondo gruppo di elementi, delicatamente adagiati su una lunga trave, che si pone come collegamento ideale e metaforico, sospeso, al centro dell'ultima sala espositiva.  

28 marzo: Alla presenza della Direttrice del Museo Rossella Agostino si è svolta la presentazione di Chista è a terra mia, intervento permanente di Zeroottouno presso il Museo Archeologico di Monasterace. Duo artistico calabrese, Zeroottouno mette in luce, con delle installazioni - generalmente site-specific -, l'intensificata attività di antropizzazione dei luoghi. La loro ricerca si sofferma sugli interventi umani che hanno comportato la progressiva riduzione della biodiversità, delle alterazioni climatiche e paesaggistiche, evidenziando come il processo di evoluzione abbia causato una crisi ecosistemica. Gli artisti denunciano i limiti del pensiero astratto, che ha portato a definire le aree verdi alla stregua di porzioni frammentate di realtà, gli artisti mettono in luce la trama dell'esistenza, giacché tutto è collegato ad ogni altra cosa. Il loro fare si fonda sulla possibilità di ristabilire un contatto intimo con se stessi e con le proprie radici identitarie, a partire dalla negoziazione del rapporto con il non-umano. Eterna fonte di verità, la Natura e la conseguente restituzione ad essa sono il fulcro teorico della messa in opera di Zeroottonuo: fibre naturali, radici, tronchi d'albero sono gli elementi attraverso i quali la loro arte si offre come mediatrice tra uomo e ambiente.   Medea – presentazione in ABA – a cura di Giovanni Carpanzano Medea è un'opera-spettacolo dove danza, teatro sperimentale, teatro virtuale e video-installazione si intersecano e si miscelano, dove l'uno non può vivere senza l'altro. Si deve riflettere su cosa Medea dica oggi, perché la ricordiamo, come parla all'uomo contemporaneo. L'opera proposta è una produzione di ricerca complessa ed elaborata che vede l’interazione con la video-artista Elisabetta Di Sopra e il teatro virtuale, a confronto con una gabbia-cella, ideata dal regista e dalla scenografa Iole Cilento. L’opera finale ha una valenza performativa poiché Medea abita la sua testa/gabbia. L’opera d’arte diventa viva e fruibile dai visitatori che entrano nella cella-gabbia e assistono alla rappresentazione della Medea che scomparirà lasciando tutti ingabbiati e bloccati nella gabbia. Lo spettacolo è realizzato in collaborazione con Maurizio Lucchini, Angela Fidone, Claudio Cosentino.  

29 marzo: Alla presenza della Direttrice del Museo dei Brettii e degli Enotri di Cosenza, dott.ssa Maria Cerzoso, è stato presentato l'intervento site specific di Giuseppe Negro, dal titolo Capovolto.  L'opera è per l'appunto un'architettura capovolta che si intreccia in un dialogo serrato con la collezione permanente del Museo, che tracciando l'anima di una nuova struttura ambientale ed atmosferica. L'opera, di grandi dimensioni, sovrasterà lo spazio, senza invadere, ma adagiandosi ed inglobandolo gradualmente, sino ad abbracciare metaforicamente anche il fruitore. Parte del tutto, il visitatore è incitato a raccogliersi in un momento di riflessione, caratteristica costante nella ricerca di Negro, per cui la meditazione in silenzio è il presupposto di ogni azione: poiché per poter agire è necessaria una sorta di spontaneità che implica una difficile e silenziosa pratica di annullamento, di presa di distanza dalle cose del mondo, fino al punto in cui la mente abbraccia in uno stato di quiete la totalità della propria esistenza. In quest'occasione è previso un workshop riservato agli allievi dell'Accademia di Belle Arti di Catanzaro e dell'Università della Calabria di Cosenza, che partirà dal presupposto di identificare la decorazione come una metodologia liquida. I partecipanti saranno dunque stimonali nelle loro capacità critico-percettive e pratico-artistiche sul fare ricerca in modo trasversale.  

30 marzo: Alla presenza di Domenico Stefano Greco sindaco di Tiriolo, di Carla Fragomeni Commissario straordinario di Cropani, di Vittorio Politano Direttore dell'Accademia di Catanzaro, del curatore Simona Caramia e delle artiste Francesca Checchi e Maria Pia Picozza, si è dato avvio al progetto pensato per gli Antiquarium Civici di Tiriolo e Cropani. Gli interventi mirano al dialogo tra le due comunità, attraverso la mappatura del territorio e l'incontro diretto con gli abitanti del luogo. A-QUA è un progetto relazionale che parte dalla richezza delle falde acquifere nel sottosuolo che collega le due aree geografiche, per tracciare e far emergere mappe nascoste: un modo insolito per raccontare il paesaggio, l'identità locale e per metterla in relazione, attraverso un elemento archetipo, che giace in profondità, che unisce, che accomuna gli abitanti, perlopiù inconsapevolmente. Dopo un periodo di residenza nei due Comuni, le artiste installeranno due opere permanenti a soffitto negli Antiquarium. Le opere saranno speculari e complementari, cosicché la completezza sarà conseguita attraverso l'unità delle "due metà" delle opere, dei due luoghi: un invito ad andare, a valicare i confini, per auspicare quella rete di relazioni che è obiettivo primario di Ceilings.

 

a.t.

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