Fondazione Tommaso Campanella condannata a pagare il suo ex presidente Torchia

Catanzaro, Martedì 03 Luglio 2018 - 19:42 di Redazione

La Fondazione Tommaso Campanella, gia’ polo oncologico regionale, poi chiuso per mancata erogazione dei fondi gia’ stanziati dalla Regione Calabria, socio fondatore, assieme all’Universita’ Magna Graecia, della fondazione stessa che lo gestiva, e’ stata condannata dal tribunale di Catanzaro (pres. Romano’), a pagare al suo ex presidente dell’epoca, avv. Anselmo Torchia, la somma di euro 575.202,37 oltre interessi legali decorrenti dal novembre 2012. L’avv. Anselmo torchia e’ stato assistito in giudizio dal prof. Avv. Fabrizio Criscuolo e dall’avv. Giuseppina Izzo. L’avv. Torchia, contrariamente agli altri componenti del management, non aveva percepito gli emolumenti, e nemmeno le spese vive, essendosi concentrato sulla trasformazione della fondazione in IRCCS (istituto di ricovero e cura a carattere scientifico). Egli ha dichiarato quanto segue: “era un bellissimo progetto. Personalmente sognavo di realizzare una quasi fotocopia del San Matteo di Pavia, con servizi h24, giorno e notte, per l’utenza. Conservo ancora il file contenente la struttura amministrativa di quel grande centro scientifico di diagnosi e cura del nord, che mi sarebbe servito come parametro per realizzare il piu’ importante centro oncologico del mezzogiorno d’Italia. Questo era il mandato che, a parole, avevo ricevuto e accettato dai soci fondatori. Col tempo, pero’, sono stati proprio i soci fondatori stessi a vanificare il progetto, intromettendosi pesantemente nelle decisioni e scelte gestionali della fondazione, e litigando su questioni di potere che interessano le caste e non i cittadini utenti. Con gli esiti che sono sotto gli occhi di tutti. Avevo preteso che venisse istituita una pianta organica che sarebbe stata gradualmente esaurita, con appositi concorsi, con personale sempre piu’ qualificato a partire da quello di base gia’ assunto che non ne costituiva nemmeno il 10%. Politica e universita’ sono state le protagoniste di un fallimento che ha danneggiato enormemente la Calabria e il sud. Storie, ahime’, gia’ viste e riviste, come possono testimoniare i tanti giovani che lasciano per sempre la Calabria.       Questa sentenza e’ una magra consolazione, perche’ mi avrebbe gratificato, invece, riuscire a realizzare il sogno.  Si tratta di una vicenda emblematica meridionale e italiana sulla quale ci sarebbe da scrivere un libro. E forse un giorno lo faro’, lo scrivero’ questo libro, come mi capito’ di dire, una volta, al compianto rettore dell’UMG dell’epoca.”



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