Da padre in figlio, quando la fotografia è un’arte!

Catanzaro, Lunedì 09 Luglio 2018 - 09:43 di Redazione

“Una bella fotografia racconta una storia, rivela un luogo, un evento, uno stato d’animo, è più potente di pagine e pagine scritte”. E’ così che Isabel Allende tenta di sintetizzare un’arte fatta di luce e tempo. Lo scatto fotografico non è mai banale se viene fatto quando è il “suo” momento, occorre, però, essere bravi. Avere l’intuizione giusta, cogliendo l’attimo “magico”, questione di velocità e di quella necessaria dose di fantasia che rende un’immagine, una foto, uno spaccato immortale della vita. Sono stati questi gli insegnamenti che Benedetto Carlostella ha inculcato nel cuore e nella testa di suo figlio Massimo. “Trascorro la maggior parte del mio tempo con la macchina fotografica in mano, per lavoro e per passione”. Così Massimo Carlostella si presenta sul suo sito ufficiale. Poche parole che raccontano di una professione che si basa non sull’improvvisazione ma su tanta e tanta gavetta. Certo è più facile fare il fotografo se si nasce e si cresce in una famiglia di fotografi, ma questo non significa che si è bravi solo perché si è figlio di un professionista del settore, si è bravi perché devi avere tanta passione verso quello che stai facendo, tanta umiltà, consapevole di non essere mai arrivato ma cercando sempre di migliorarti. “La fotografia, sin da piccolo, mi ha appassionato, sono felice di fare il fotografo e di aver realizzato così il mio grande sogno. Non ho mai nascosto l’amore per la foto, sono figlio d’arte e sin dall’età di 14 anni, spinto dalla passione, passavo intere giornate nella camera oscura per apprendere la complessa ed articolata tecnica di sviluppo e stampa”. E’ così che si racconta alla nostra testata Massimo Carlostella.A Catanzaro dici Carlostella e pensi alle foto in bianco e nero, alle macchine fotografiche a soffietto, alle immagini sbiadite della gloriosa “Catanzarese”. Tutto nasce  in una traversa di Corso Mazzini nel 1945, è qui che Benedetto Carlostella apre la “Foto Lux”. Non il classico laboratorio fotografico ma un vero e proprio negozio in cui commercializzare le innovative (soprattutto per il periodo storico) macchine fotografiche di marca. Ed è quasi un segno del destino, perché a poche centinaia di metri da “Foto Lux” si trova l’Albergo Centrale. Un palazzo imponente, di fronte al ben più celebre palazzo Fazzari. Ossia il luogo dove nacque il termine “*Paparazzo” ossia quel neologismo con cui si definiscono i fotografi specializzati nel riprendere personaggi famosi in occasioni pubbliche o nella loro sfera privata, quasi sempre cercando le situazioni più particolari, più rare. Ed è forse l’aria di quel luogo magico che porta Benedetto Carlostella a fotografare personaggi del calibro Sofia Loren e Ingrid Bergman, del mitico Pippo Baudo, e di attori speciali come Massimo Girotti, Pippo Franco, oppure di cantanti che hanno scritto la storia della musica italiana come Domenico Modugno, Patty Pravo, Dalida senza dimenticare le innumerevoli fotografie dei grandi personaggi dello sport nazionale.In questi casi era quasi naturale seguire le orme del proprio papà. “Sono, ormai, quasi 40 anni – ci confessa Massimo Carlostella - che “convivo” con la mia fotocamera e non penso proprio di mollarla. Tutto iniziò quando mio padre mi regalò una macchina fotografica: una bellissima Vito B Voigtlander, completamente manuale. Ottima per imparare e “farsi le ossa”. All’inizio si trattava semplicemente di accompagnare mio padre. Poi mi sono reso che era diventata una passione. Ho cominciato a fare buone foto quando mi sono convinto che l’arte fotografica andava approfondita. Quindi riviste, corsi, workshop. Ma soprattutto tanto lavoro, tanti scatti e tanti rimproveri da parte di mio padre. Ho sempre sentito il bisogno di fermare istanti a me congeniali e di raccontarli ad altri. Questo continuo racconto mi fa stare bene, ancora meglio se riesco a trasmettere emozioni e, soprattutto, forti sensazioni”.  

 

*Nel 1897 Gissing, giunto a Catanzaro, prese alloggio presso l’Albergo Centrale su Corso Vittorio Emanuele (l’attuale Corso Mazzini). Qui lo scrittore inglese conobbe il proprietario dell’Albergo, Coriolano Paparazzo, un personaggio singolare, che con i suoi modi affabili e cortesi catalizzò l’attenzione di Gissing, il quale lo immortalò, dedicandogli qualche passaggio sul suo libro: “Sulla riva dello Jonio”.Molti anni dopo, per una curiosa coincidenza, Federico Fellini, intento a preparare, insieme ad Ennio Flaiano, la sceneggiatura del film “La dolce vita”, stava leggendo proprio il libro di Gissing e rimase curiosamente colpito dal personaggio di Paparazzo e dalla musicalità di questo simpatico cognome.Fellini, dovendo attribuire un nome al personaggio del fotografo, previsto nel film, decise quindi di utilizzare quello dell’albergatore catanzarese e, in seguito al grande successo internazionale della pellicola, il termine Paparazzo divenne sinonimo di fotoreporter specializzato nel documentare la vita delle star.         



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